Autotrasporto, possibile fermo nazionale. A Taranto si rischia di sommare una crisi all'altra. Just tv

15/10/2026

Per l'autotrasporto tarantino sono stati quattordici anni durissimi. La crisi dell'ex Ilva ha progressivamente cancellato una parte importante del lavoro legato alla siderurgia e al suo indotto, provocando una vera e propria ecatombe di imprese costrette a chiudere. Quelle che sono riuscite a sopravvivere hanno dovuto reinventarsi, diversificare i servizi, cercare nuovi clienti e spingersi fuori provincia e fuori regione, affrontando enormi sacrifici pur di mantenere in vita le proprie attività. E tutto questo mentre il futuro dello stabilimento continua a rimanere incerto.

Oggi queste aziende devono affrontare un'altra emergenza, questa volta nazionale, che rischia di vanificare gli sforzi compiuti per trovare nuovi mercati. A Taranto, inoltre, le proteste dei lavoratori dell'ex Ilva stanno già creando gravi difficoltà nei rifornimenti di carburante, alimentando la preoccupazione per le conseguenze che potrebbero derivare dalla sovrapposizione di ulteriori mobilitazioni.

È in questo quadro che Confartigianato Taranto interviene sull'allarme lanciato nelle scorse ore da UNATRAS, il coordinamento delle associazioni nazionali dell'autotrasporto merci di cui fa parte Confartigianato Trasporti. L'aumento dei costi di gestione, soprattutto del gasolio, e le difficoltà del mercato stanno alimentando una crescente esasperazione, sfociata anche in blocchi autonomi e tensioni in Puglia.

UNATRAS denuncia la mancata ripresa di un confronto costruttivo con il Governo dopo l'incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi e ha annunciato iniziative di mobilitazione. In assenza di risposte, il coordinamento ha prospettato la convocazione dei propri organismi deliberanti per assumere le decisioni conseguenti, compresa l'eventuale proclamazione del fermo nazionale dei servizi.

“La situazione è grave in tutto il Paese, ma a Taranto assume un peso ancora maggiore – dichiara Giovanni Palmisano, presidente di Confartigianato Taranto –. Qui ci sono imprenditori che hanno già pagato un prezzo altissimo per una crisi industriale che non hanno provocato. Hanno perso commesse, affrontato nuovi costi e cercato altrove il lavoro che non trovavano più a casa propria. Ma trovare lavoro lontano non significa necessariamente riuscire a guadagnare. Ora il caro gasolio rischia di mettere in difficoltà anche chi, dopo tanti sacrifici, era riuscito a costruirsi nuove opportunità. Non possiamo continuare a chiedere a questi imprenditori soltanto di resistere”.

Per Confartigianato Taranto occorrono risposte immediate e misure che consentano alle imprese di lavorare in condizioni economicamente sostenibili, con corrispettivi adeguati ai costi dei servizi, regole certe e pagamenti puntuali. A queste esigenze si aggiunge, per il territorio tarantino, la necessità di creare nuovi traffici e commesse attraverso la diversificazione dell'economia locale.

“Quando viene meno un grande sistema produttivo, le conseguenze non si fermano ai cancelli della fabbrica – prosegue Palmisano –. Arrivano ai trasportatori, alle officine, ai fornitori e a tutte quelle piccole imprese che lavoravano anche grazie a quelle attività. Oggi, però, il rischio è anche un altro: sommare una vertenza all'altra, una protesta all'altra, con conseguenze per l'intera città. Se alle difficoltà dell'ex Ilva e ai blocchi che stanno ostacolando i rifornimenti dovesse aggiungersi un fermo nazionale dell'autotrasporto, potremmo trovarci davanti a una vera tempesta perfetta. Dobbiamo evitare che accada, rispettando le ragioni di chi protesta e senza scaricare sui lavoratori responsabilità che spettano alle istituzioni”.

“Per questo sosteniamo la richiesta di UNATRAS di riaprire urgentemente il confronto con il Governo. Servono risposte concrete sul costo del gasolio e sulle condizioni economiche delle imprese. Ma occorre anche guardare avanti. Le nuove opportunità di sviluppo nei territori colpiti dalle crisi industriali devono coinvolgere le aziende locali. A Taranto diversificare deve significare creare lavoro, non soltanto annunciare investimenti”.

“Comprendiamo l'esasperazione degli autotrasportatori, perché conosciamo da vicino le loro difficoltà – conclude Palmisano –. Confartigianato sta facendo e continuerà a fare tutto il possibile, ma nessuno può affrontare da solo problemi di questa portata. Oggi più che mai serve unità, non per attenuare la protesta, ma per darle più forza e ottenere risultati concreti. Taranto ha già visto quante imprese e quanto lavoro si possono perdere quando una crisi si trascina per anni. Non possiamo permetterci di perderne ancora. Dobbiamo agire insieme, adesso, perché le nostre imprese possano continuare a lavorare e tornare a crescere”.