I blocchi agli accessi della raffineria di Taranto, nell'ambito della protesta dei lavoratori dell'ex Ilva, stanno ostacolando l'uscita delle autocisterne e la distribuzione di benzina e gasolio. Secondo le segnalazioni che stiamo raccogliendo, quasi tutti i distributori della città hanno ormai esaurito le scorte. Le conseguenze non si fermano alle pompe: coinvolgono imprese, servizi e vita quotidiana delle famiglie.
Le difficoltà si fanno sentire anche tra le nostre imprese associate. C'è chi teme di non riuscire a raggiungere i clienti, rispettare gli impegni di lavoro o effettuare le consegne. Non è soltanto un disagio per gli automobilisti: per molte imprese è in gioco la possibilità stessa di continuare a lavorare.
Autotrasportatori e tassisti stanno vivendo una situazione particolarmente difficile: da mesi devono fare i conti con fortissimi rincari del carburante, senza poter aumentare in misura corrispondente le tariffe applicate ai clienti. La carenza di carburante si aggiunge così a costi già difficili da sostenere.
Pensiamo all'artigiano che deve raggiungere un cantiere, installare un impianto o effettuare una manutenzione presso il cliente. Pensiamo alle aziende che devono produrre e consegnare merci, ai commercianti che devono rifornire i negozi, agli ambulanti che si spostano ogni giorno. Se si ferma uno di loro, può fermarsi anche il lavoro di chi aspetta un intervento, una fornitura o una consegna.
Quando un artigiano è costretto a fermarsi, gli incassi si interrompono, ma stipendi, contributi, affitti e altre scadenze continuano a correre. E il titolare non dispone della cassa integrazione per compensare il proprio mancato reddito. Non tutto il lavoro perso oggi potrà essere recuperato domani: una commessa saltata potrebbe non tornare neppure quando i rifornimenti saranno ripresi.
Taranto ha già perso tante attività artigiane e commerciali, troppo spesso senza che quelle chiusure suscitassero l'attenzione e la preoccupazione che meritavano. Dietro di esse ci sono posti di lavoro perduti, competenze disperse e famiglie rimaste senza reddito. La loro scomparsa ha indebolito un tessuto economico che la città fatica ancora a ricostruire. Tante altre imprese continuano a resistere tra costi crescenti e difficoltà quotidiane.
Ma non è soltanto una questione economica. Il carburante serve anche a chi deve raggiungere un ospedale per una terapia, accompagnare un familiare malato, prestare assistenza domiciliare, portare i figli a scuola o procurarsi beni di prima necessità. Sono esigenze quotidiane che non possono essere trascurate e, in alcuni casi, neppure rinviate.
Conosciamo e rispettiamo le ragioni dei lavoratori dell'ex Ilva e le gravi difficoltà delle imprese dell'indotto, coinvolte da anni nella stessa crisi. Dietro quei presìdi ci sono persone e famiglie che chiedono certezze sul proprio futuro. Confartigianato è al loro fianco nel sollecitare risposte concrete al Governo. Essere solidali con questi lavoratori significa anche preoccuparsi di tutelare il lavoro nelle altre imprese della città. Nella grande industria come nelle piccole imprese, il lavoro sostiene le famiglie e ha la stessa dignità.
Che una soluzione concordata sia possibile lo hanno già dimostrato gli stessi manifestanti, consentendo il rifornimento degli autobus di Kyma Mobilità. Un gesto di responsabilità che apprezziamo e che indica una strada percorribile anche per gli altri rifornimenti.
È con questo spirito che rivolgiamo un appello agli operai in presidio e alle organizzazioni sindacali: aiutateci a fare in modo che anche le altre attività della città possano continuare a lavorare. Non chiediamo di sospendere la protesta, ma di trovare insieme una soluzione. Siamo tutti sulla stessa barca. Taranto è una.
Chiediamo alla Prefettura di promuovere con urgenza un confronto tra le organizzazioni sindacali che coordinano i presìdi, Eni e gli operatori della distribuzione. Occorre individuare modalità sicure e continuative per il transito delle autocisterne, garantendo rifornimenti regolari ai distributori senza interrompere la protesta. Confartigianato è disponibile a rappresentare le esigenze delle imprese e a contribuire al raggiungimento di un'intesa.
Al Governo spettano risposte certe sul futuro industriale e occupazionale dell'ex Ilva e dell'indotto. Non chiediamo agli operai di risolvere problemi che spettano alle istituzioni, ma dobbiamo evitare che il protrarsi della vertenza provochi ulteriori danni a imprese e cittadini che non hanno alcuna responsabilità nelle decisioni da assumere.
Taranto ha già perso troppo lavoro. Non possiamo permetterci di fermare anche quello che ancora resiste.