Confartigianato Trasporti Taranto lancia un forte allarme sulla situazione ormai insostenibile del
comparto dell’autotrasporto merci, schiacciato dagli effetti della crisi geopolitica in Medio Oriente
e aggravato, sul territorio ionico, da una condizione economica già da tempo fortemente
compromessa.
Le tensioni internazionali, che negli ultimi mesi hanno sconvolto le principali rotte commerciali
globali e oggi stanno determinando un nuovo e pesante aumento del costo di petrolio e gasolio,
stanno colpendo duramente le imprese di autotrasporto, portando i costi di esercizio a livelli
incompatibili con la sopravvivenza aziendale.
Il carburante incide ormai fino al 30-40% dei costi totali e i rincari recenti stanno generando aumenti
che possono superare gli 11.000 euro annui per singolo mezzo. In un settore con marginalità inferiori
al 3%, ciò significa lavorare sistematicamente in perdita.
Secondo i dati ufficiali aggiornati, il costo reale di esercizio per un mezzo pesante si colloca tra 1,85
e 2,15 euro al chilometro, mentre i corrispettivi riconosciuti alle imprese restano spesso fermi o
inadeguati, risultando in molti casi inferiori anche del 20-30% rispetto ai costi effettivamente
sostenuti. A ciò si aggiunge la mancata o tardiva applicazione dei meccanismi di adeguamento
carburante nei contratti, con il risultato che l’intero rischio economico viene scaricato sulle imprese
di trasporto.
Ma a Taranto la situazione è ancora più grave. Il comparto locale, che conta circa settecento realtà
tra imprese di autotrasporto merci, aziende di logistica, magazzinaggio e servizi collegati alla
movimentazione delle merci, arriva a questa crisi già indebolito da anni di contrazione delle
principali fonti di lavoro. Il porto di Taranto, snodo strategico per il settore, movimenta circa 12
milioni di tonnellate di merci l’anno ma registra da tempo un andamento stagnante, con traffici
container quasi nulli. Una condizione strettamente legata alla crisi del polo siderurgico, che ha
determinato una drastica, quasi totale, riduzione delle commesse storicamente fondamentali per
l’autotrasporto. A questo si aggiunge una situazione ancora incerta sul fronte della raffineria, con
livelli di committenza instabili e insufficienti a garantire continuità operativa.
“Sul trasporto, il nostro territorio vive una tempesta perfetta – dichiara Fabio Paolillo, segretario
generale di Confartigianato Taranto. Alla crisi internazionale si sommano criticità locali che da anni
erodono il tessuto economico. Per gli autotrasportatori tarantini si tratta di un vero e proprio ‘piove
sul bagnato’: meno lavoro, costi alle stelle e nessuna possibilità reale di trasferire questi aumenti sui
corrispettivi. Oggi lavorare significa rimetterci. In questo contesto, il fermo dei servizi
dell’autotrasporto, già previsto a livello nazionale, non rappresenta una scelta ideologica ma una
decisione inevitabile per evitare il collasso definitivo delle imprese”.
Confartigianato chiede con urgenza l’apertura di una vertenza territoriale sul rapporto tra trasporto
e committenza, affinché vengano ristabilite condizioni minime di equilibrio economico lungo tutta
la filiera. Allo stesso tempo, si sollecitano interventi immediati a livello nazionale, come la piena e
rapida operatività dei crediti d’imposta sul carburante; l’adeguamento delle risorse rispetto ai reali
extra-costi sostenuti; i ristori compensativi per il mancato recupero delle accise; le misure urgenti
di sostegno alla liquidità e l’applicazione effettiva dei meccanismi di adeguamento dei corrispettivi
nei contratti.
Senza interventi concreti e tempestivi, il rischio è quello di una paralisi progressiva del sistema
logistico, con ulteriori conseguenze dirette sull’economia del territorio e sull’intero sistema
produttivo.
Confartigianato ribadisce con forza che senza autotrasporto si ferma il Paese, ma senza condizioni
minime di sostenibilità economica si fermano prima le imprese, con il rischio concreto di
compromettere un intero comparto strategico per il territorio.