La genesi di un progetto visionario
Nel 2022 l’artista Domenico Dell’Osso avvia con il critico e curatore Luca Beatrice un dialogo destinato a trasformarsi in una visione condivisa: dare vita a una mostra itinerante dedicata ai grandi protagonisti che hanno contribuito all’evoluzione dell’umanità. Nello stesso periodo, Fabrice Quagliotti, storico leader dei Rockets, affida all’artista la realizzazione del picture disc e di uno dei videoclip dell’album Time Machine, commissionandogli successivamente la copertina del nuovo disco The Final Frontier. Durante questo lavoro, Dell’Osso riceve in anteprima le tracce audio dell’album e intuisce un’armonia perfetta tra le sonorità cosmiche del gruppo e le visioni che stava elaborando per il suo progetto artistico. Da questa sintonia nasce l’idea di un’opera totale: pittura, musica e scienza fuse in un’unica esperienza sensoriale. Il tassello mancante arriva nel settembre 2023, quando Dell’Osso incontra Romano Serra, curatore del Museo del Cielo e della Terra di San Giovanni in Persiceto. Serra gli dona un frammento autentico del meteorite Ashuwairif 004, scoperto da lui stesso. Quella pietra, testimone di un tempo che precede l’uomo, diventa la chiave simbolica e materiale del progetto: polverizzata e miscelata ai pigmenti acrilici, entra fisicamente nelle opere come traccia cosmica dell’origine. Da quel gesto nasce “Once upon a time there was the world”, un percorso che unisce arte e scienza, materia e suono, intuizione e conoscenza, in una riflessione poetica sull’eredità dell’umanità e sul destino del pianeta.
Un dialogo tra arte, musica e tecnologia
Il meteorite non è solo materia, ma simbolo
di condivisione.
Dell’Osso trasforma l’esperienza personale del contatto con il frammento
celeste in un viaggio collettivo: la polvere di stella entra nelle opere per
essere donata al pubblico. Pensata inizialmente come mostra itinerante,
l’esposizione conserva la sua vocazione originaria: raggiungere persone di ogni
età, formazione e provenienza, offrendo a tutti un’esperienza accessibile e
partecipativa. Ispirandosi al linguaggio immediato dei social media, l’artista
ha concepito la mostra come un “social network dal vivo”, dove il visitatore
diventa protagonista. Le opere non sono retroilluminate da schermi, ma si
illuminano al passaggio del pubblico; il quale attiva sensori che avviano le voci
dei grandi personaggi della storia oltre che le musiche originali composte da
Fabrice Quagliotti. Ogni interazione genera una nuova combinazione sonora,
unica e irripetibile: una composizione “viva” che cambia a seconda dei
movimenti collettivi dei visitatori. In un’epoca in cui la tecnologia tende a
isolare, Dell’Osso la impiega per riunire: per restituire alla presenza umana
il suo valore centrale e dimostrare che la tecnologia, se usata con
consapevolezza, può essere ponte e non barriera.
Le opere e la struttura espositiva
Il progetto si sviluppa intorno a 23 grandi
tele, realizzate tra il 2023 e il 2024 con pigmenti mescolati a polvere di
meteorite. Ventidue opere di formato 150×150 cm rappresentano figure che, in
epoche e ambiti diversi, hanno contribuito al progresso dell’umanità; la
ventitreesima, di 150×300 cm, conclude il percorso con un messaggio universale.
Ogni opera presenta al centro la firma autografa del protagonista e, in basso,
l’“omino” — alter ego dell’artista — che ne incarna l’essenza e il contributo
simbolico. L’universo di sfondi galattici lega tutte le opere, creando una
connessione visiva e concettuale tra scienza, arte e spiritualità. Le tracce
sonore composte da Quagliotti accompagnano ciascun dipinto in una dimensione
multifonica: 23 musiche indipendenti si intrecciano nello spazio creando un
paesaggio acustico in continua mutazione. Secondo diversi esperti, si tratta di
un esperimento unico nel suo genere, che coniuga composizione manuale,
attivazione sensoriale e interazione collettiva senza alcun sistema digitale di
sincronizzazione.
Il percorso culmina con l’opera “Once upon a time there was the world”, una
tela corale in cui le firme di tutti i personaggi — da Galileo Galilei a Marie
Curie, da Leonardo a Martin Luther King — si fondono in un firmamento. Sopra un
pianeta simbolico, i grandi della storia convivono con le firme di uomini e
donne comuni, a ricordare che ogni traccia umana ha valore. Al centro, una
frase: “Once upon a time there was the world”. Non un epitaffio, ma una
domanda: vogliamo che il mondo continui, o che resti soltanto un ricordo
disperso nell’universo?
Un tributo a Luca Beatrice
Il progetto nasce anche come omaggio al
critico e curatore Luca Beatrice, figura determinante nel percorso di
Dell’Osso, che lo aveva accompagnato verso importanti riconoscimenti nazionali
e internazionali, con esposizioni al Centro Pecci di Prato, al Museo Madre di
Napoli, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, al MAMbo di Bologna (Villa
delle Rose) e al Pratt Institute di New York.
La sua scomparsa ha segnato profondamente l’artista, che ha deciso di
completare il progetto per onorarne la memoria e il pensiero, affidandone la
curatela futura a una figura capace di valorizzarne l’eredità.
La prima tappa: Ginosa
In attesa di una grande tappa nazionale
prevista per il 2026, la mostra viene presentata in anteprima a Ginosa, paese
natale dell’artista, su invito di Nando Ria, fondatore del locale Museo Civico,
che da anni promuove l’idea di un’arte “per tutti”. Questa scelta ha un valore
profondamente simbolico: riportare nel territorio d’origine un progetto di
respiro universale, trasformando un piccolo centro in luogo di dialogo tra
cultura, educazione e innovazione. La mostra è pensata anche per le scuole e i
giovani, come occasione didattica per riflettere sui valori che hanno guidato
l’evoluzione del mondo: conoscenza, coraggio, libertà, solidarietà, creatività.
I protagonisti
Le 22 personalità reinterpretate da
Dell’Osso:
Vesalio, Hawking, Higgs, Jobs, Armstrong, Lemaître, Einstein, Leonardo da
Vinci, Fibonacci, Darwin, Freud, Marie Curie, Martin Luther King, Beethoven,
Tesla, Flemming, Galileo, Picasso, Dante, Usain Bolt, Rosalind Franklin, Madre
Teresa di Calcutta.
A loro si aggiunge l’opera conclusiva Once upon a time there was the world,
summa e sintesi dell’intero percorso.
DOMENICO DELL’OSSO Biografia breve
Artista definito dalla critica come capostipite del pop surrealismo italiano, celebre anche per essere stato selezionato per le finali dei più importanti premi nazionali, tra cui: Premio Arte Laguna, Premio Ceres, Premio Terna, Premio Open – Venezia, Premio Dalla Zorza e Premio Combat Prize. Ha inoltre vinto il Premio Arte Mondadori, il Premio Celeste, il Premio Pio Alferano e il Premio Zuanazzi.
È un artista che ha trovato particolare attenzione anche nel mondo dello spettacolo, del cinema e della musica, grazie a diverse collaborazioni con figure di primo piano in ambito letterario e musicale.
Tra queste spicca la copertina dell’album
Museica, realizzata per Caparezza, oggi considerata una delle più originali del
panorama discografico italiano e riconosciuta tra le cinque migliori copertine
d’artista della musica italiana. L’album ha ottenuto il Premio Tenco come
miglior disco dell’anno e il doppio disco di platino.
Un suo dipinto, presentato al management degli Iron Maiden, è stato selezionato
tra le tre proposte finaliste per la valutazione tecnica necessaria alla scelta
definitiva del disegnatore della copertina ufficiale dell’album Senjutsu. Il
suo “omino samurai con la spada”, pur restando una proposta, è stato così
apprezzato che anche Eddie, la storica mascotte della band, nella copertina
definitiva di Senjutsu indossa proprio le vesti da samurai.
Universal Music ha inoltre scelto un’opera di Dell’Osso per la copertina del CD
Mozart for Babies (edizione Decca Music Group Limited – Londra) del pianista
Roberto Prosseda.
Nel tempo, Dell’Osso ha collaborato anche con i Rockets, curando la direzione
artistica del videoclip Last Train to London, del picture disc Time Machine e
della copertina dell’album The Final Frontier.
Oltre all’ABI (Associazione Bancaria Italiana), numerose sono le aziende con cui ha collaborato, tra cui: Universal Music, Decca Music Group Limited Londra, Ceres, Mondadori, Costa Crociere, Benetton, Terna e Frankie Garage.
Ad oggi, tra collettive e personali, ha realizzato oltre quaranta mostre su tutto il territorio nazionale.
Oltre che in gallerie private, le sue opere sono state esposte anche in importanti collettive presso l’Arsenale di Venezia, Art Miami, Pratt Institute – The Rubelle and Norman Schafler Gallery (New York), Museo MAMbo – Bologna, Museo Madre – Napoli, Centro Pecci – Prato, Museo MAXXI – Roma, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – Torino, Palazzo della Permanente – Milano, Spazio Oberdan – Milano, Teatro dal Verme – Milano, Museo Fondazione Luciana Matalon – Milano, Palazzo dei Congressi – Roma, Fondazione Cini – Venezia, Centro Congressi Roma Eventi – Roma, Ex Convento dei Teatini – Lecce, Arte Fiera – Bologna, Arte Padova, Art Verona, Miart e Artissima.
Un viaggio tra arte e cosmo
“Once upon a time there was the world” è un racconto universale che parte
da una polvere di meteorite per arrivare al cuore dell’uomo. Un viaggio che
invita a scegliere, ogni giorno, di illuminare il mondo invece di lasciarlo
spegnere.
«Se anche solo un frammento di questo percorso resterà dentro di voi, sarà per me il segno più prezioso che qualcosa è stato condiviso davvero.»