"Il caro carburante fa aumentare il costo di tutto, ma quei soldi non arrivano a chi mette il gasolio nei camion." Just tv

25/05/2026

Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Taranto, interviene sui recenti provvedimenti del Governo che hanno portato alla sospensione del fermo nazionale dell’autotrasporto. “L’intesa raggiunta a Palazzo Chigi ha consentito di ottenere primi risultati concreti e di aprire un confronto strutturato con il Governo su criticità che il settore attendeva da tempo di vedere affrontate. Proprio per senso di responsabilità la categoria ha deciso di sospendere il fermo nazionale. Sappiamo però che questa rappresenta soltanto una prima risposta rispetto ad una situazione che continua a rimanere molto difficile per migliaia di imprese dell’autotrasporto. Le misure approvate consentono infatti di alleggerire solo in parte l’emergenza legata all’aumento dei costi del carburante, senza però risolvere il problema strutturale che continua a gravare sulle imprese dell’autotrasporto. Esiste una contraddizione evidente che rischia di penalizzare ulteriormente il settore. Quando si verificano crisi energetiche, gli aumenti dei costi finiscono inevitabilmente per trasferirsi lungo tutta la filiera economica. Il paradosso è che proprio l’autotrasportatore, pur essendo il soggetto che sostiene direttamente alla colonnina l’aumento del costo del gasolio, continua troppo spesso a rimanere il soggetto economicamente più debole del sistema. Gli aumenti vengono infatti trasferiti fino al consumatore finale, ma molto spesso non vengono riconosciuti in maniera adeguata proprio alle imprese di autotrasporto che sostengono ogni giorno quei costi. La committenza, rappresentata nella maggior parte dei casi dal sistema industriale e produttivo, tende infatti a ritenere che il settore sia già compensato dagli interventi pubblici sulle accise o dai crediti d’imposta, evitando così di adeguare le tariffe contrattuali ai reali costi sostenuti dalle aziende. Il risultato è che il trasportatore finisce schiacciato due volte: da una parte da misure pubbliche che riescono soltanto ad attenuare l’emergenza, dall’altra da un mercato che spesso non riconosce il reale incremento dei costi di esercizio. È qui che si concentra oggi il vero nodo del settore: lo Stato può aiutare nelle fasi emergenziali, ma non può sostituirsi ad un mercato che deve tornare a riconoscere valore, dignità e sostenibilità economica al lavoro del trasporto merci. A tutto questo si aggiunge una pressione sempre più forte determinata dalla concorrenza al massimo ribasso, dove troppo spesso prevale la logica del prezzo più basso rispetto a qualità, sicurezza e sostenibilità del lavoro. In molti casi, quando le aziende provano a chiedere un adeguamento delle tariffe rispetto all’aumento dei costi, si trovano davanti ad un mercato nel quale prevale la sostituibilità immediata del servizio: “questo è il prezzo, altrimenti ci sarà sempre qualcuno disposto a farlo a meno”. È proprio questa dinamica che sta progressivamente impoverendo il sistema dell’autotrasporto, soprattutto in un settore nel quale il carburante rappresenta una delle principali voci di costo, con una incidenza che in molti casi supera un terzo dei costi complessivi di esercizio delle imprese. È evidente che il tema non riguarda soltanto gli aiuti emergenziali, ma anche la necessità di contrastare dinamiche di massimo ribasso che rischiano di alterare profondamente il mercato. Anche su questo il confronto avviato con il Governo dovrà produrre risposte concrete, perché nessun comparto può reggere nel tempo se costretto sistematicamente a lavorare sotto costo. Il vero problema dell’autotrasporto oggi resta quello della liquidità. Un’impresa di trasporto deve anticipare ogni giorno costi enormi per carburante, autostrade, manutenzioni, gomme, stipendi e gestione operativa. Senza liquidità il camion semplicemente non parte. Forse è arrivato davvero il momento di portare finalmente a compimento una storica richiesta della categoria: il riconoscimento del gasolio professionale direttamente alla pompa attraverso il meccanismo delle accise, superando l’attuale sistema dei rimborsi successivi. Sarebbe una misura di semplificazione, trasparenza e reale sostegno operativo alle imprese. Il territorio tarantino ha conosciuto per molti anni un sistema dell’autotrasporto fortemente integrato con il tessuto industriale locale, capace di garantire lavoro, stabilità e condizioni economiche sostenibili per tante imprese del comparto. Le profonde trasformazioni industriali che hanno investito negli ultimi anni il territorio ionico hanno però modificato radicalmente gli equilibri del mercato, generando frammentazione della committenza, pressione sulle tariffe e una crescente perdita di equilibrio nel settore. In una fase così delicata sarebbe servita una guida ancora più forte, autorevole e preparata, capace di accompagnare le imprese nei cambiamenti che hanno inciso profondamente sul sistema dell’autotrasporto locale. Oggi diventa fondamentale ricostruire una rappresentanza credibile e competente, restituendo al comparto il ruolo strategico che merita nell’economia ionica: un percorso sul quale Confartigianato Trasporti sta lavorando con determinazione e senso di responsabilità. Dietro ogni impresa di autotrasporto non ci sono soltanto mezzi e costi di esercizio, ma lavoro, famiglie e una infrastruttura economica indispensabile per garantire la continuità produttiva e logistica dei territori. Perché senza trasporto merci non si muove l’economia reale del Paese. Per questo è fondamentale rafforzare la fase di confronto avviata con il Governo, anche attraverso la ricostituzione della Consulta Generale dell’Autotrasporto e della Logistica, affrontando finalmente temi centrali come la corretta remunerazione dei servizi, la responsabilità condivisa lungo la filiera e il riequilibrio dei rapporti tra committenza e vettori”.