Si è concluso dinanzi al Tribunale di Taranto il processo celebrato con rito abbreviato nei confronti di un uomo imputato per due episodi di abuso sessuale aggravato ai danni di due giovani donne.
Secondo l’accusa, i fatti contestati si sarebbero verificati nell’arco della stessa giornata, attraverso due distinti episodi ricondotti al reato di abuso sessuale aggravato. Nei capi di imputazione venivano descritti comportamenti ritenuti non consenzienti, tali da determinare una condizione di soggezione e forte disagio nelle due giovani coinvolte, aggravati – secondo la prospettazione accusatoria – dalla posizione di autorità che l’imputato avrebbe esercitato nei loro confronti.
Nel corso della discussione finale il pubblico ministero ha ribadito la piena fondatezza dell’accusa, ritenendo provata la responsabilità dell’imputato e chiedendo una 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐢 𝐚 𝐧𝐨𝐯𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.
La tesi accusatoria è stata sostenuta anche dagli avvocati di parte civile, giunti da altri fori per rappresentare le persone offese.
La difesa, affidata agli avvocati 𝐌𝐢𝐫𝐤𝐨 𝐃𝐢 𝐁𝐞𝐥𝐥𝐨 e 𝐋𝐨𝐫𝐞𝐝𝐚𝐧𝐚 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚, ha invece contestato la ricostruzione prospettata dall’accusa, soffermandosi sui profili di incertezza emersi dall’analisi degli atti e richiamando il principio del “𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐮𝐛𝐛𝐢𝐨“, cardine del processo penale.
Al termine della camera di consiglio il giudice ha letto il dispositivo di sentenza. Riconosciuta l’ipotesi attenuata e applicata la riduzione di pena prevista per il rito abbreviato, l’imputato è stato condannato alla pena di due anni di reclusione con sospensione condizionale, oltre alle pene accessorie previste dalla legge.