Ginosa: "Ecologistic, la verità dal tavolo ministeriale, smentito l'ostruzionismo del Comune, al centro il futuro dei lavoratori." Just tv

06/08/2026

Comunicato stampa Ecologistic  SpA

Il tavolo di confronto tenutosi ieri, martedì 4 agosto, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) a Roma, segna un punto di svolta decisivo e sposta finalmente la vertenza Ecologistic dalle sterili polemiche social a una sede istituzionale di altissimo livello.

L'incontro ha fatto emergere una verità inequivocabile: il blocco degli investimenti e il rischio per i posti di lavoro a Ginosa sono frutto esclusivo di un ostruzionismo politico e amministrativo locale, ormai isolato anche agli occhi del Governo e della Regione.

Per la Ecologistic ha preso la parola il Dott. Bruno Ruggiero, direttore di stabilimento, che ha snocciolato con fermezza e dati inconfutabili tutti gli impegni puntualmente rispettati dall'azienda secondo gli accordi del 2014, nonché quelli successivamente concordati, a latere di quelli della vertenza, proprio con il Comune di Ginosa. L'azienda ha onorato la parola data, garantendo anzitempo stabilità e futuro a ben 111 lavoratori del bacino ex Miroglio.

Il Dott. Ruggiero ha spiegato tecnicamente e senza mezzi termini come l'assenza di certezze sulla proprietà della seconda porzione di stabilimento, il cui comodato scade a fine 2026, impedisca fisicamente e legalmente di far atterrare nuovi investimenti già coperti da fondi nazionali e regionali (oltre che da ulteriore indebitamento dell’impresa), spezzando l'anello nevralgico dell'intero ciclo produttivo e mettendo a rischio la stabilità futura, sottolineando inoltre che non ci sono le condizioni per concordare un altro comodato d’uso.

Di fronte a questa inattaccabile solidità industriale, è emersa in tutta la sua fragilità la posizione del Sindaco Vito Parisi. Più volte i componenti del tavolo lo hanno invitato a evidenziare i reali elementi ostativi che motivano tale rifiuto da parte dell'Ente comunale, arrivando a comprendere, solo dopo una lunga e faticosa discussione, che la vera motivazione risiederebbe unicamente nel progetto della centrale termoelettrica aziendale.

Su questo punto, è stato unanimemente ribadito con forza un principio fondamentale: “La discussione sugli accordi precedenti vincolati al piano industriale della seconda area di stabilimento e il relativo piano assunzionale sono stati rispettati”. Infatti, tra le parole del Ministero è emerso anche un concetto lapalissiano: Ecologistic, come qualsiasi azienda privata e non municipalizzata, è liberissima di presentare tutti i progetti industriali che ritiene opportuni, i quali, come ampiamente previsto dalle attuali normative, devono comunque seguire dei rigidi iter autorizzativi. Questo, però, nulla ha a che fare con il rispetto degli impegni nell’ambito della vertenza.

Un modello virtuoso che il Sindaco ha tentato di ostacolare trincerandosi dietro il ricorso al TAR per giustificare la mancata cessione degli immobili. Un alibi formale smontato in diretta con l’invito al pragmatismo: se esiste davvero la volontà politica di trovare un'intesa e permettere gli investimenti, gli ostacoli giudiziari si rimuovono di conseguenza, senza dover attendere i tempi tecnici dei tribunali. L'azienda, da parte sua, ha chiarito di non avere alcuna intenzione o interesse ad aprire un logorante contenzioso con il Comune di Ginosa ma, se costretta, non resteranno altre soluzioni che far valere in ogni sede i propri diritti e quelli dei lavoratori.

In conclusione, è emerso in tutta la sua evidenza il paradosso formale sollevato dalle organizzazioni sindacali: abituate a essere convocate ai tavoli ministeriali per gestire drammatiche crisi aziendali e licenziamenti, si trovano oggi di fronte a Ecologistic che non solo rappresenta una delle pochissime realtà di riconversione industriale riuscite al Sud, ma è anche una delle rare mosche bianche che parla di investimenti, sviluppo e nuove assunzioni, un'autentica chimera nel panorama attuale.

Va infatti ribadito con forza che Ecologistic tutela l'ambiente e non farebbe mai nulla per compromettere il benessere del territorio e dei propri concittadini: l'amministrazione continua strumentalmente a parlare di inceneritore e termovalorizzatore ignorando l’esito degli studi condotti dai “competenti” Comitati Tecnici del Ministero dell’Ambiente, della Regione Puglia e di ISPRA che, al contrario, hanno ritenuto il progetto privo di impatti significativi per l’ambiente e, soprattutto, in linea con i principi di gestione dei rifiuti in ottica circolare, privilegiando il recupero in tutte le sue forme possibili e azzerando l’utilizzo delle discariche.

Ciò che il Sindaco continua a chiamare “inceneritore” è, per la normativa vigente, una moderna centrale termoelettrica. A tal proposito, una frase pronunciata al tavolo dal Dott. Ruggiero ha colpito nel segno, inquadrando perfettamente l'ostacolo ideologico: "Se continuate a chiamarlo termovalorizzatore sarà sempre un problema". Se per l’Amministrazione Comunale le norme nazionali e quelle europee hanno un valore universale a cui attenersi — sia quando sono allineate alle proprie aspettative, sia quando le avversano —, una centrale termoelettrica alimentata da scarti plastici non riciclabili che, dopo le prescritte lavorazioni, acquisiscono la classificazione di “prodotto” non ha nulla a che vedere con un termovalorizzatore per rifiuti urbani indifferenziati, e ancor meno con i vecchi e inquinanti inceneritori: impianti di distruzione privi di recupero energetico che in Italia sono stati fortunatamente banditi e superati fin dagli anni '70.

Ma questo tema, che avrà i giusti tempi e i giusti luoghi per essere approfondito, non deve assolutamente diventare una forma di pressione da utilizzare per soffocare la rivendicazione dei diritti faticosamente acquisiti dall’azienda nell’ambito di una vertenza dichiarata conclusa ben tre anni or sono.